Per una cultura dell’ansia: l’eredità moderna occidentale confluita nei discorsi attuali

L’ansia è un’emozione difficilmente interpretabile, nonostante sia una comune e spesso pervasiva esperienza quotidiana. L’ansia non è necessariamente uno stato temporaneo o la risposta emotiva a una situazione. È diversa dalla paura. Essa non nasce da un oggetto specifico da cui sfuggire come nel caso di un pericolo temporaneo. La crisi pandemica ha trasformato l’ansia legata a potenziali e ipotetici rischi nella concreta necessità di gestire un evento improvviso e poco conosciuto. Per inquadrare un simulacro di controllo, la condizione virale è stata inquadrata entro linguaggi militari. Il virus è il nemico; medici e infermieri i soldati (celebrati o incolpati); virologi ed epidemiologi i generali che insieme al governo hanno pianificato le strategie vincenti o fallimentari. Questo codice marziale è stato presentato come un tentativo di far fronte all’ansia, incoraggiando le capacità reattive di tutti gli attori coinvolti. Tuttavia, nel mondo occidentale, questa scelta comunicativa ha spesso impedito un rapporto più dialogico e riflessivo con l’informazione scientifica e le preoccupazioni economiche si sono spesso trovate in un rapporto dialogico oppositivo con le raccomandazioni sanitarie e con l’infodemia che rappresenta l’enorme quantità di informazioni, vere e false, che circolano attorno alla spiegazione del virus

Che fine fanno le narrazioni e i discorsi scomodi? Restano nel salotto, tra amici

Come costituire scenari futuri, liberi da vincoli clientelari, miranti a costruire un sapere umanamente catartico? Uno dei primi passi è certamente la comprensione delle logiche della costruzione della conoscenza contemporanea, creata da élite che strutturano le gerarchie della cosiddetta cultura erudita e che impediscono l’ascesa di un nuovo umanesimo capace di tirare fuori l’essere umano dall’odierna crisi quotidiana.

Il bivio: ipotesi di un costrutto culturale

La cosa interessante di vivere, seppur momentaneamente, in un altro paese (nel mio caso in Canada) è osservare l’evolversi degli eventi italiani usando la rappresentazione della “veduta d’aereo”. Non si è certamente dentro al contesto sociale, si perde l’interazione con la gente, non si vive sulla propria pelle la situazione del momento. Ma la caratteristica interessanteContinua a leggere “Il bivio: ipotesi di un costrutto culturale”

Maschera bianca, pelle rossa. Negoziazione del diritto di autogoverno indigeno in Canada

l’argomento relativo al riconoscimento dei diritti aborigeni e alla loro negoziazione con il Governo Federale canadese ha suscitato interesse all’interno del mondo accademico, promuovendo innumerevoli ed importanti pubblicazioni su questo tema. Tali ricerche sono molto di più di un mero esercizio intellettuale volto ad esplorare i limiti del riconoscimento delle comunità native dal punto di vista culturale, sociale, economico e politico.

Antropologia dei media e diritti umani

Articolo pubblicato in Dialoghi Mediterranei (ISSN 2384-9010) Era il 1914 l’anno in cui Marc Bloch andò in guerra, lasciando, insieme ai suoi amici, il bisbiglio dei corridoi dell’École Normale di Parigi per unirsi al fiume di umanità stipato nelle trincee. Sergente di fanteria, dopo quattro anni memorabili e tremendi, uscì col petto arricchito di cicatrici,Continua a leggere “Antropologia dei media e diritti umani”

Il paesaggio: una trama significativa. Emozioni, percezioni e categorizzazioni (Seconda parte)

In generale, quanto detto nel post precedente, mostra chiaramente come l’organizzazione dello spazio abitato e le modalità di conferire un senso ai luoghi, rappresenti un’espressione simbolica di un comportamento costitutivamente umano. Come ci ricordano le ben note riflessioni di Ernesto de Martino sull’appaesamento, ossia il “rendere paese” un luogo fino ad allora estraneo, significarlo perContinua a leggere “Il paesaggio: una trama significativa. Emozioni, percezioni e categorizzazioni (Seconda parte)”

Il paesaggio: una trama significativa. Emozioni, percezioni e categorizzazioni (Prima parte)

«Il sentiero serpeggia attraverso un paesaggio bellissimo – la landa bruna, disseminata qua e là di pini e betulle con chiazze di sabbia gialla, e la montagna in lontananza, contro il sole. Più che di un quadro, si tratta di un’ispirazione» (Van Gogh, 26 agosto 1876). Le parole di Vincent Van Gogh in una letteraContinua a leggere “Il paesaggio: una trama significativa. Emozioni, percezioni e categorizzazioni (Prima parte)”

Branding creativity. Street Art and «making your name sing»

(Articolo pubblicato in Dialoghi Mediterranei, Periodico bimestrale dell’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo, ISSN 2384-9010) Gli attuali dibattiti sulla produzione artistica della Street Art e dei graffiti urbani si situano spesso al confine tra ciò che può essere considerata pratica artistica e ciò che invece viene ritenuto vandalismo, con la conseguente violazione del codice legale. Le riflessioni cheContinua a leggere “Branding creativity. Street Art and «making your name sing»”

Il significato umano del tempo. Categorizzazioni culturali

Articolo pubblicato in Dialoghi Mediterranei (ISSN 2384-9010) (http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-significato-umano-del-tempo-categorizzazioni-culturali/) Oggi si sente spesso dire che il «tempo vola» o che il «tempo è denaro», oppure troviamo modi per «ammazzare il tempo». Queste affermazioni, come molte altre legate ad una certa concezione del tempo, hanno precise origini storiche. Per esempio, la nostra idea di tempo come unitàContinua a leggere “Il significato umano del tempo. Categorizzazioni culturali”