Per una cultura dell’ansia: l’eredità moderna occidentale confluita nei discorsi attuali

L’ansia è un’emozione difficilmente interpretabile, nonostante sia una comune e spesso pervasiva esperienza quotidiana. L’ansia non è necessariamente uno stato temporaneo o la risposta emotiva a una situazione. È diversa dalla paura. Essa non nasce da un oggetto specifico da cui sfuggire come nel caso di un pericolo temporaneo. La crisi pandemica ha trasformato l’ansia legata a potenziali e ipotetici rischi nella concreta necessità di gestire un evento improvviso e poco conosciuto. Per inquadrare un simulacro di controllo, la condizione virale è stata inquadrata entro linguaggi militari. Il virus è il nemico; medici e infermieri i soldati (celebrati o incolpati); virologi ed epidemiologi i generali che insieme al governo hanno pianificato le strategie vincenti o fallimentari. Questo codice marziale è stato presentato come un tentativo di far fronte all’ansia, incoraggiando le capacità reattive di tutti gli attori coinvolti. Tuttavia, nel mondo occidentale, questa scelta comunicativa ha spesso impedito un rapporto più dialogico e riflessivo con l’informazione scientifica e le preoccupazioni economiche si sono spesso trovate in un rapporto dialogico oppositivo con le raccomandazioni sanitarie e con l’infodemia che rappresenta l’enorme quantità di informazioni, vere e false, che circolano attorno alla spiegazione del virus