Dramma storico e sua interpretazione

Qualcosa si sta sgretolando. Forse la maggior parte di noi non se ne accorge neppure; le nostre abitudini cercano di arginare la quotidianità. Simbolicamente, per l’Occidente, tutto è cambiato dopo l’11 settembre 2001. Uno scontro di valori, basato su un’ipocrisia di fondo e su imponenti interessi economici, confonde la nostra comprensione della realtà.

L’ultimo episodio di terrore è avvenuto a Nizza il 14 luglio scorso e purtroppo ce ne saranno altri. Ma cosa sta succedendo all’Europa e all’Occidente intero? Si tratta di un dramma storico, che ha fasi tragicamente acute per coloro che a questo mondo culturale appartengono e che non riescono a farvi fronte secondo i propri valori.

Per quanto ci imponiamo di mantenere i nostri comportamenti e le nostre abitudini, siamo consci che la realtà in cui viviamo non è più addomensticabile secondo i valori che erano validi fino a vent’anni fa.

Quello che stiamo assistendo è una realtà che è già compiuta sul piano dei valori. I comportamenti che si presentano ora ai nostri occhi sono solo la punta dell’iceberg, ma gli ideali che li determinano sono stati costruiti e si sono radicati da tempo.

Cerchiamo quindi di avere una visione chiara e non riduzionistica di ciò che accade. Ciò che vediamo ora in Francia, tanto per citare gli ultimi casi di attentati terroristici, non è che il prodotto di risentimenti latenti presenti nel territorio nazionale da almeno due generazioni. Ciò che manca per farvi fronte è una valida interpretazione che continua a ricadere piuttosto sul tentativo meccanico di inquadrare i comportamenti terroristici come casi di devianza psicologica.

I comportamenti nascono sempre da valori. E in questo caso nascono da un fallimento socio-culturale che vede nel modello politico di integrazione assimilazionista ed etnocentrico francese, che ricalca l’immagine di grande nazione omogenea, il principale responsabile. L’appellativo “assimilazionista” è dovuto al fatto che gli immigrati, al fine di integrarsi totalmente al Paese, devono assimilare la cultura francese, mettendo da parte la propria identità originaria per essere considerati dagli autoctoni come dei “buoni francesi”. Sin dagli anni ’80 la politica francese ha dunque considerato gli immigrati proprio come se fossero francesi, basandosi sui vecchi principi di uguaglianza e integrazione e concedendo loro di poter godere, in teoria, di tutti i diritti degli autoctoni, grazie alla “naturalizzazione” e all’automatica concessione della cittadinanza per le seconde generazioni. Il degrado (dovuto ad alcol, droga, disoccupazione, mancanza di istruzione, ghettizzazione, violenza, prostituzione) degli immigrati delle banlieue è in realtà ben lontano dalle condizioni di vita degli indigeni francesi.

Dal punto di vista antropologico, i fanatismi religiosi, in cui l’aspetto religioso maschera interessi altamente economici, non sono che “valori altri” rispetto a quelli imposti dal modello di integrazione francese. È palese che i valori di Libertà, Fraternità e Uguaglianza suonano, nonostante gli appigli dei francesi per superare angoscianti episodi di morte, come petizioni di principio sempre più inattuali, di fronte ad una realtà che registra divari di reddito e di dignità più alti nella storia.

Gli atti terroristici, soprattutto in Francia, acquisiscono forti significati simbolici e avvengono in determinati luoghi e date: a Nizza il 14 luglio 2016, in occasione dell’anniversario della nascita della Repubblica; le macabre uccisioni del 13 novembre 2015 avvenute nei pressi del Boulevard Voltaire, che riprende il nome del maestro della tolleranza e filosofo simbolo dei lumi della ragione. I terroristi, con le loro tute nere che li rendono indistinguibili e i loro kalashnikov che li rendono terrificanti, antepongono alla ragione la non-ragione, sono in missione per conto di Dio, devono purificare il mondo sterminando gli infedeli ed il loro martirio sarà premiato in paradiso. Questo è il loro valore! E lo ribadiscono nella formula: “Allah misericordioso!”.

E noi occidentali stiamo ragionando? Cerchiamo di essere sinceri. Non sembra razionale la retorica che ci circonda, le candele, i fiori, le bandiere, le esortazioni dei leader politici a mantenere la calma, a far loro vedere che siamo capaci di continuare a vivere secondo i nostri valori. Tutto ciò è falso! La nostra realtà non ci appartiene più. Il nostro mondo non è più prevedibile, e la prevedibilità dove è tutto scientifico e capitalistico, rassicura.

È evidente che abbiamo rimosso le vicende del colonialismo dalla nostra memoria e dalle nostre storie di europei, senza aver mai fatto fino in fondo i conti dei costi e dei benefici economici e culturali che esso ha portato; abbiamo poi fatto arrivare in massa gli ex-colonizzati per colmare i vuoti che la nostra stentata capacità riproduttiva ha creato nel nostro mercato del lavoro, ma non li abbiamo mai integrati veramente: si chiama pudicamente ‘problema delle periferie’ (consiglio la visione del film La haine – L’odio (Kassovitz 1995) per capire meglio come pensano i ragazzi della banlieue parigina). Poi siamo andati a casa loro a portargli la democrazia con la violenza, giustificandoci con bugie (ci ricordiamo le armi chimiche di Saddan?).

Non voglio fare la parte della pseudobuonista. Voglio solo proporre alcuni temi su cui riflettere.

Si misura ormai in secoli, l’arco temporale durante il quale in Medio Oriente si sono prodotti assassinii di massa, stragi, massacri, esodi, fughe e tutto quello che di feroce la fantasia umana ha saputo inventare. E con tutti i nostri bei valori di cui siamo così fieri, noi abbiamo abbondantemente contribuito a tutto ciò che stiamo assistendo ora anche a casa nostra.

Se ora volessimo davvero agire secondo i nostri valori – il più importante dei quali è l’uso della ragione – dovremmo creare una politica mondiale di produzione e distribuzione delle risorse e delle energie, in primo luogo del petrolio e del gas, che favorisse la cooperazione e la mediazione e tenesse sotto controllo i motivi di conflitto. La medesima cosa bisognerebbe fare per la produzione e il commercio delle armi, magari con una politica nei confronti delle grandi imprese produttrici di morte perché riconvertissero la loro produzione in qualcosa di non letale e possibilmente più utile. Infine bisognerebbe avere sistemi educativi che bilanciassero la propensione umana, diffusa culturalmente in molti luoghi del mondo, al fanatismo con la dimostrazione empirica che nessun essere umano possiede o ha mai posseduto o mai possederà la verità assoluta e che coloro che sostengono di possederla perché gliel’ha rivelata Dio, hanno trovato una mediocre e traballante giustificazione. Tanto traballante che per farla accettare viene da secoli imposta con le armi, con i roghi, con gli ostracismi, con le condanne e le esclusioni.

Sono consapevole che le mie sono proposte utopiche. Ma se non possiamo parlare di politiche energetiche eque, di controllo del mercato delle armi e di critica delle religioni, sarebbe meglio che stessimo zitti. Non lo dico io; l’avrebbe detto Voltaire e lo ha detto Wittgenstein!

L’Occidente sta assistendo alla fine di un universo di valori che prima funzionava e che rappresentava una meta, per lo più accettata da tutti. Ma questo sistema ideologico è stato minato alla radice. L’Occidente è in crisi, è in guerra e non ce ne accorgiamo. L’integrità del nostro esserci nel mondo è minacciata da una forma violenta e ben determinata di negativo che ci rifiutiamo di vedere e di capire.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...